Il Natale di una Volta!


Il Natale si avvicina e diventa interessante raccontare la “genesi culinaria” dei piatti che anticamente imbandivano le tavole dei nostri progenitori e che a tutt’oggi ritroveremo per il 25 pranzo, seppur con qualche variante.

Indubbiamente se si parla di Romagna, e a maggior ragione di Emilia, il principe designato da generazioni sulle tavole natalizie del territorio rimane, e forse rimarrà sempre, il blasonato Cappelletto!

Senza entrare nel merito della diatriba cappelletto Romagnolo vs tortellino Modenese, resta interessante valutare le origini e i modi di vivere il pranzo di Natale nella zona del riminese.

Le radici del cappelletto come piatto portante del Natale a Rimini affondano nei secoli. Tracce di questa presenza s’incontrano già a partire da un’inchiesta napoleonica degli inizi del IX secolo, oltre che in numerose testimonianze orali delle campagne.

Il cappelletto si “riempie” con alcune differenti varianti a seconda delle località: con il formaggio, con la carne di maiale, di cappone o di vitello: quattro varianti per lo stesso rito atteso spesso dai nostri nonni con la pancia vuota!

Se i riminesi più agiati si potevano permettere un cappone al mezzogiorno domenicale, per gli altri non restava che il Natale (e le grandi feste) per mettere sotto i denti della buona carne.

Le azdore servivano il piatto fumante il 25 e a Santo Stefano, mentre il terzo giorno si utilizzavano i ritagli per mettere in tavola una pastasciutta condita con ragaglie di pollo e soffritto con conserva, ovvero il ragù.

La seconda portata prevedeva invece un invariabile bollito con mostarda, tramutatasi ad oggi in una più generica salsa, che si sposa maggiormente con i palati moderni.

Se con i secondi un minimo di varietà poteva anche esserci, con i dolci rimaneva “salda” l’onnipresente ciambella, (in verità torta più stagionale che propria del Natale tout court).

Ultima chicca di questo pranzo di “una volta” era il grappolo d’uva bianca fatto fermentare in soffitta e che il 25 veniva mangiato con tutta la famiglia come simbolo di buon auspicio.

Un pranzo più o meno frugale a seconda dei ceti, ma che nella sostanza rimane lo stesso anche nel nostro presente!

BUON PRANZO DI NATALE!